martedì 18 marzo 2014


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                                                            40 anni dopo

                                      L'apporto del Che alla nostra gestione operaia *

                                                                                              Eduardo Lucita**

I compagni e le compagne , responsabili di questo quotidiano hanno sollecitato una mia collaborazione a proposito del quarantesimo anno dell'assassinio di Ernesto Guevara de la 
Serna, el Che , in Bolivia.

Collaborazione a cui non posso negarmi ma...come stabilire una relazione tra le esperienze tanto distanti nel tempo, quattro decadi, e gli obiettivi, la rivoluzione e le imprese recuperate sotto gestione operaia?

Quali sono i punti di incontro che possano stimolare una lettura attenta capace di contribuire alla attività quotidiana dei lettori?

Forse risulta possibile farlo se rivediamo l'aspetto più creatore del Che (1), quello non perchè meno conosciuto o poco divulgato, meno importante. Non si tratta di negare il "guerrigliero eroico"
che è stato o l'"internazionalista conseguente" che anche lo è stato, ma di andare all'incontro con il Che in quanto uomo di idee, portatore di un pensiero critico, concreto e ribelle.

IL CENTRO é L'UOMO
Per Ernesto Guevara si trattava di costruire "....un sistema socialista, coerente, o approssimativamente coerente, nel quale abbiamo collocato l'uomo al centro, nel quale si parla dell'individuo, della persona e dell'importanza che questo ha come fattore della rivoluzione".
Non è forse nelle imprese recuperate dalla gestione operaia, nelle cooperative autenticamente autogestionate dai lavoratori e dalle lavoratrici,non sono forse gli uomini e le donne che la nutrono con la loro attività quotidiana  coloro che si trovano poi al centro della stessa?
Non è il capitale, non è il mercato, non il profitto, ne il padrone, ne il caporale, ma bensì i protagonisti diretti. Quindi, c'è una piena consapevolezza in loro dell' importanza che questo assume per il progresso sociale di queste formidabili esperienze?

Guevara poneva che lo sviluppo della coscienza era l'unico cammino possibile che conduceva alla nuova società. Che gli stimoli materiali sono un male necessario ma che bisogna cominciare a eliminare, che nessun uomo cosciente pùò essere sostituito da questi. Al contrario che i lavoratori dovevano fare un atto creativo in ogni momento del loro lavoro.

LA SCUOLA DEL FARE

Il Che non era un teorico , ne disponeva di una previa formazione rigorosa, al contrario cominciò a formarsi dalla pratica. Esercitava come pochi altri quella vecchia massima leninista "la teoria nasce dall'azione e al tempo stesso la arricchisce". Diceva...teorizzare quel che si è fatto e generalizzare l'esperienza perchè altri ne prendano esempio..

é l' esperienza che giorno dopo giorno stanno raggiungendo i lavoratori e le lavoratrici delle imprese recuperate sotto gestione operaia e delle cooperative autogestionate che ci mostra che loro stessi si stanno formando in quella "scuola del fare".

Con la decisione di iniziare a produrre si riappropriano della conoscenza di ogni compito lavorativo, quei saperi che il capitale toglieva loro ogni giorno. Ma al tempo stesso scoprono la necessità di apprendere nuove conoscenze, che il padrone e il caposquadra occultavano loro. Avanzano così in un apprendimento integrale di tutto il processo.

Al fare incursione nelle tematiche amministrative, al conoscere il costo delle materie prime e delle principali spese, al conoscere i prezzi di vendita reali, e delle manovre finanziarie,al conoscere  quanto pesa il loro salario nel costo finale del prodotto o del  servizio , al scoprire quante ore in eccedenza lavorano sotto padrone, iniziano a conoscere l'origine del profitto e il carattere (la forma..) dello sfruttamento capitalista.

Come socializzare queste conoscenze? La creazione della FACTA è un mezzo, nasce da un' istanza organizzativa che vuole superare la fammentazione per difendere interessi comuni e promuovere solidarietà ma può anche essere uno strumento per l'analisi delle diverse esperienze, elevarle ad una generalizzazione più concettuale e volgerla poi perchè i propri protagonisti prendano coscienza di ciò che stanno protagonizzando, "...perchè altri ne prendano esempio" come diceva il Che.

NUOVE RELAZIONI SOCIALI

Il processo che ha portato i lavoratori e le lavoratrici  a gestire le imprese abbandonate dai loro padroni è stato un processo obiettivo , nato dalla propria crisi che ha spostato il centro della lotta dall'orbita della redistribuzione del reddito a quella delle relazioni sociali di produzione. 

Dalla  sua prospettiva critica , umanista e antidogmatica il Che affermava"...lottiamo contro la miseria ma al tempo stesso lottiamo contro l'alienazione". Il socialismo come semplice redistribuzione sociale , come nuova coscienza produttivista, non gli interessava, si invece come concezione del potenziamento del processo di trasformazione.

Sotto la legge del capitale il lavoro diventa astratto , il prodotto di quel lavoro appare come estraneo al lavoratore , quella è la base della alienazione del lavoro sotto il capitale.. Al contrario che i lavoratori si facciano carico delle imprese che i padroni abbandonano rende evidente  una delle grandi mistificazioni con le quali funziona il sistema: che il padrone sia insostituibile . Al farsi carico della produzione i lavoratori e le lavoratrici iniziano a superare gli aspetti di quella alienazione nel posto di lavoro.
L'azione autonoma di occupare, resistere, produrre,vendere,riscuotere, pagarsi da soli il loro salario , rompe quel monopolio del sapere e l'autorità che esercita il padrone e che trasmettono il caporeparto o il supervisore. Si stabiliscono così nuove relazioni sociali che tendono a liberare la capacità innovativa degli uomini e delle donne che solo vivono del loro lavoro.

"La rivoluzione non è come pretendeno alcuni, una standardizzazione della volontà collettiva, dell'iniziativa collettiva, bensì il contrario, è liberatrice della capacità individuale dell'essere umano"

DIFENDERE I SUCCESSI APPROFONDENDOLI

L'uomo si trova al centro del processo autogestionario e delle trasformazioni che questo comporta, ma nel sistema del capitale questo ha dei limiti.Non è possibile stabilire una economia non capitalista all'interno del capitalismo, si pongono così sfide importanti per il  futuro nelle imprese sotto gestione operaia e cooperative autogestionate.
Durante tutto un primo periodo-di occupazione/resistenza/produzione-che viene chiamato "periodo eroico" (2) i lavoratori e le lavoratrici riescono a stabilire meccanismi di decisione collettivi,cooperativi e solidali. Ma una volta ottenuta una certa stabilizzazione economica-recuperata la catena di approvigionamento e distribuzione- e giuridica- espropriazioni temporanee o definitive- si apre un nuovo periodo che in mancanza di una migliore denominazione ho chiamato "del mercato e della concorrenza".

Se  ciò che caratterizza il primo periodo è la volontà colletiva,l'audacia,lo sforzo, quel che spinge ora è la razionalità imprenditrice,l'introduzione di metodi e criteri di gestione,il calcolo di costi e delle rendite. Si apre così un tempo di rischi e pericoli che deriva dal non potersi isolare dal mercato e dalla concorrenza.

Il Che formò buona parte del suo pensiero dentro l'azione concreta nel momento della costruzione del socialismo.Nel sempre difficile periodo di transizione dove il passaggio da una società esaurita e decadente a una società nuova si vede limitato dai brutti vizi del passato. Quel passaggio "..trascorre nel mezzo di una violenta lotta di classe e con elementi di capitalismo nel suo seno.." è lì dove viene posta a dura prova la fermezza e la coerenza dei dirigenti.

é noto come in quel periodo al Che preoccupasse che il settarismo e l'autoritarismo violassero l'intercambio di idee e il dibattito.In quel periodo i suoi scritti "Dobbiamo imparare a elimininare vecchi concetti", "Contro il settarismo" e "Contro il burocratismo".

Impulsava il protagonismo delle masse , le istituzioni del "poder poular"(potere popolare), e la autorganizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici come unica garanzia di fronte alle tendenze della degenerazione burocratica, la cristallizazione delle direzioni e la spoliticizzazione delle masse.

Il suo motto nel periodo: "Rivoluzione che non si approfondisce costantemente, è rivoluzione che retrocede".Contestava così i sostenitori della rivoluzione per tappe e difendeva i risultati approfondendo le trasformazioni. 

Nel periodo del mercato e della concorrenza l'autogestione operaia si vede sottomessa a pericoli simili:
Se prigionieri della logica produttivista che impone il mercato i lavoratori e le lavoratrici destinano i loro sforzi esclusivamente all'interno dei loro stabilimenti, se abbandonano ogni tentativo di  coordinamento e solidarietà con altre esperienze sarà quasi inevitabilmente il regresso.
Che le assemblee si svolgano sempre più dilatate nel tempo e con meno partecipanti, che si deleghino le decisioni tra chi più si fa notare che,in fine, crescano forme autoritarie,burocratiche e le differenziazioni salariali.In definitiva che primeggino vecchi vizi del cooperativismo tradizionale.

L'esercizio di leggere gli scritti del Che ci permette, nonostante l'enorme distanza nelle situazioni politiche e sociali,di trovare alcune pezze di appoggio.Non detenersi , approfondire le trasformazioni,lottare per la democrazia diretta. In sintesi affrontare le sfide con audacia e coraggio.

Fidel Castro seppe dire che il tallone di Achille del Che, il suo punto debole, era la sua audacia, il suo totale disprezzo per il pericolo. E chissà così sia, per quanto forse lì si radichi la forza e la grandezza di Ernesto Guevara de la Serna, chi nonostante la distanza, coloro che in quegli anni ci sentivamo i suoi compagni, chiamiamo semplicemente Che.

Buenos Aires , ottobre del 2007
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venerdì 21 febbraio 2014

Il nostro primo compleanno, si vive bene e meglio senza padroni.

martedì 10 dicembre 2013

venerdì 13 settembre 2013

domenica 11 agosto 2013

Intervento al 30° campeggio rivoluzionario della IV internazionale in Grecia 2013


Buona giornata a tutte/i
Sono socio della rimaflow coop, e dell'associazione OccupyMaflow, entrambi nate lo stesso giorno in cui è stata chiusa la fabbrica presso cui ho lavorato per circa 17 anni.
La Maflow è una società nata negli anni '70 il settore merceologico di appartenenza è produzione di tubazioni per il settore automobilistico, in principio si producevano tubi per l'idroguida, successivamente la produzione si è spostata sulle tubazioni di aria condizionata, i clienti importanti:  BMW, Fiat, Scania.
Nel 2007 il gruppo industriale con una manovra finanziaria truffaldina viene acquistato da una fondo privaty equity ad un prezzo superiore dieci volte il valore reale, il tutto senza una valutazione di un organismo terzo due diligenze. Nel semestre successivo tutti i debiti contratti dal fondo vengono rivoltati (caricati) sulla società, e in una di queste operazione lo stesso capannone dove oggi si trova la rimaflow viene ceduto ad una banca unicredit poi viene ripreso in affitto ad un prezzo molto più alto rispetto al mercato.
Nel 2008 al primo sentore di crisi economica, in america fallisce la enron, leman brother, la maflow va in crisi economica, all'epoca si lavorava su tre turni con 350 dipendenti in forza, la bmw era il principale cliente con l'80% del fatturato ed era l'unica società in crescita nel settore auto.
Maggio 2009 la Maflow va in amministrazione straordinaria, gestita dai commissari nominati dal governo, inizia l'odissea, nel Novembre la bmw toglie gli ordini da tre turni di lavoro si passa alla cassa integrazione a zero ore. Abbiamo protestato per riavere il nostro posto di lavoro e le nostre commesse fino a Monaco di Baviera, davanti la sede di BMW. E' importante sottolineare che la BMW nel pieno della crisi economica ha portato la produzione in Germania dove il costo del lavoro era più alto, adottando una politica protezionistica voluta dalla Merkel.
La Maflow di Milano non aveva possibilità di sopravvivere, senza ordini produttivi e senza il capannone, dai tre turni di produzioni è diventata un deserto, tenuta viva solo dal presidio delle Lavoratrici e dei Lavoratori che non ci stavano  alla chiusura della fabbrica.
Solo la lotta e la tenacia dei Lavoratori ha fatto si che la società venisse venduta all'asta come unico corpo e non come pezzi di ricambio, ho detto venduta? in realta regalata ad un gruppo Polacco con 80Lavoratori su 350. Sia per il  sidacato che per i Lavoratori Il mantenimento in vita dello stabilimento sarebbe significato  la possibilità di rientrare a lavorare in un secondo momento, coscenti che avremmo dovuto seguire per altri periodi di lotte.
Il padrone ha iniziato da subito la sua lotta, scegliendo i dipendenti da assumere, ha scelto ottanta crumiri, nessuno di questi nel momento della chiusura nel 2012 si è opposto al licenziamento mè stata fatta una battaglia per prendere più soldi a titolo d'incentivo.
Il gruppo dei cassintegrati che sono rimasti fuori dalla Maflow 2010, nel frattempo ha continuato a incontrarsi, dopo due anni  con altri Lavoratori abbiamo fatto un analisi su 250 lavoratori espulsi dalla Maflow nel 2010, la maggior parte di questi è rimasto a casa, qualcun altro ha fatto dei lavoretti con le agenzie interinali con  incarichi di 5/6 mesi al massimo in un anno, le donne sono ritornate a fare i mestieri nelle case, atttività che fino a qualche anno precedente era destinato agli immigrati, una decina ha svolto lavori socialmente utili, ma questi lavori durano il tempo dell'ammortizzatore sociale; pochissimi hanno trovato lavoro, grazie ad amicizie e comunque con condizioni di reddito inferiori rispetto alla Maflow.
In Italia l'allora governo Monti tagliava i diritti alle Lavoratrici e i Lavoratori, e  il Ministero Fornero tagliava i fondi destinati al Walfare, eliminando la mobilità un  ammortizzatore sociale molto usato in Italia.
Si è deciso allora di dover fare qualcosa per evitare di farsi risucchiare nella spirale della precarietà.
Abbiamo elaborato, sfruttando dei corsi di formazione della provincia di Milano un piano industriale per il recupero delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, e successivamente siamo andati in Regione Lombardia a chiedere un area industriale abbandonata, e dei mezzi di produzione che aziende come la Maflow abbandonano per trasferire le produzione all'estero. Con una motivazione precisa "risarcimento sociale" .
Nello stesso periodo la maflow polacca ha deciso di chiudere gli stabilimenti, abbiamo  subito proposto ai nostri colleghi la possibilità di occupare la fabbica quando ancora era attiva, questi ultimi hanno rifiutato la proposta e hanno acconsentito alla chiusura della fabbrica per 20/25 mila euro. Il nostro gruppo ha approfittato di una contraddizione del sistema finanziario, in cui ancora non si capisce bene chi è il conduttore del sito ex maflow, e abbiamo occupato l'area.
Abbiamo costituito una cooperativa Ri-Maflow, e l'associazione Occupy Maflow. Utilizziamo la forma giuridica che è più conveniente secondo le opportunità. I soldi li abbiamo recuperati da un vecchio fondo di resistenza che avevamo costruito nella lotta del 2009/2010. Abbiamo iniziato a lavorare organizzando concerti e recuperando delle apparecchiature obsolete che abbiamo venduto. Ad oggi i soci della cooperativa sono 17, 12 dei quali sono lavoratori altri 5 sono soci volontari. Il nostro progetto ha la missione di dare un opportunità a tutte quelle persone che pensano di non averne, stiamo ospitando due rifugiati politici che lo stato Italiano prima ha accolto poi ha abbandonati in mezzo alla strada.
Anche gli stessi capannoni sarebbero stati abbandonati al degrado a noi piace pensare che gli abbiamo dato una nuova opportunità, i soci sono potenziali disoccupati dentro la nostra associazione hanno nuove prospettive. Con questa premessa su quale attività economica potevamo impegnarci? il recupero delle cose che gli altri considerano rifiuti, il recupero dei vecchi mestieri che la società industriale fordista ha distrutto, il recupero del territorio sfruttato da un agricoltura di tipo intensivo inquinato con l'uso eccessivo di fertilizzanti chimici; la nostra spinta è stata aiutare noi stessi ripulendo il pianeta ecologicamente.
Tradotto in attività significa che oggi nella Rimaflow:
  • recuperiamo vecchi elettrodomestici, computer, che rivendiamo ad un prezzo minimo.
  • abbiamo costruito un gruppo solidale di acquisto, che stimola gli associati ad un consumo critico sostenendo gli agricoltori del parco sud di milano che usano un agricoltura biologica e attenta al territorio, in questa direzione il 7 settembre facciamo un iniziativa "la ripassata" in cui facciamo il sugo con la spremitura dei pomodori del parco agricolo sud Milano.
  • prossimamente apriremo una falegnameria, con corsi di formazione.
  • Metteremo a disposizione l'area agli espositori di merce usata, ma anche agli artisti che lavorano recuperando pezzi usati.
  • Stiamo cercando dei medici per aprire un ambulatorio sociale.
  • Attività culturali, come: corsi di teatro, canto,ballo, corsi d'inglese, informatica ed altro ancora.
Il nostro progetto " la cittadella dell'altra economia" si è ispirato alle fabbriche recuperate Argentine, ma anche alle società di mutuo soccorso nate in Italia inizi 1800, da  Lavoratori che vivevano il dramma della mancanza dello stato sociale, dell'assistenza e della previdenza, la possibilità di far studiare i propri figli. Agli inizi del 1900 quando la maggioranza dei Lavoratori era iscritto a queste società e si erano costruiti il diritto, lo stato è intervenuto sequestrando tutti i soldi di queste società oganizzando un walfare che oggi hanno smantellato.
Con questi esempi positivi ma anche con altri abbiamo trovato la forza per iniziare e successivamente continuare il nostro percorso per la difesa del reddito e del lavoro.

La nostra battaglia insieme alle altre che si stanno svolgendo , officine zero a Roma, Communia, un colorificio abbandonato in provincia di Pisa, e altre che stanno nascendo  unite alle lotte come la Viome in Grecia devono avere la finalità di far approvare una legge sull'espropriazione degli spazi che gli altri, gli imprenditori hanno lasciato liberi e abbandonati, a favore delle Lavoratrici e i Lavoratori che potrebbero usare quelle strutture per costruirsi una nuova opportunità.

Questo tipo di vertenzialità dovrebbe dare nuove possibilità ai Lavoratori che vivono una situazione di crisi, anche la vertenza sindacale se arricchita di questa possibilità ritrova maggiore forza. La maggior parte delle lotte fatta dei sindacati in una situazione di crisi è la ricerca di un nuovo imprenditore che voglia rilevare la società in fallimento o l'area delocalizzata, più delle volte questo padrone non arriva e se dovesse arrivare è solo per  fare speculazione, nel caso in cui i Lavoratori hanno l'opportunità di prendersi l'area, allora anche l'imprenditore deve mostrare reale interesse perchè il progetto di autoorganizzazione dei Lavoratori sarebbe un alternativa concreta.

Purtroppo in Italia il sindacato è molto arretrato da questo punto di vista, i sindacati concepiscono l'organizzazione di tipo capitalistico con un padrone, magari i sindacati di base sviluppano una forma più conflittuale, ma il padrone anche per questi ultimi deve essere la controparte. Molti Lavoratori che hanno fatto grosse vertenze con presidi lunghissimi, lotte impossibili sui tetti, sulle torri, sulle gru, finito il rapporto di lavoro hanno perso il contatto anche con il sindacato. Non esiste un sindacato dei disoccupati. Il nostro progetto deve unificare le lotte dei Lavoratori con le lotte dei precari e dei disoccupati, degli studenti. Per costruire una società nuova  che superi i privilegi tipici del capitalismo e del fascismo che esso ha generato.

venerdì 12 luglio 2013

Caro/a 
RIMAFLOW È ORMAI UNA REALTÀ ! Aiutaci a far vivere questo progetto.

Puoi farlo partecipando alla RI-PASSATA DI POMODORO
organizzata da FuoriMercato, Gruppo di acquisto solidale (e non solo), 
che verrà prodotta in RiMaflow (via Bocaccio, 1 Trezzano sul Naviglio) 
il 7-8 settembre (e a cui sei invitato a partecipare, è previsto anche il pranzo insieme).

Prendiamo le ordinazioni per acquistare i pomodori: quanti LITRIte ne servono? 

Il prezzo che ipotizziamo è di circa 3 euro al litro (non di più): 
comprende una parte che rimarrà a sostegno della Cooperativa Ri-Maflow (www.rimaflow.it)  

Per le prenotazioni mandare mail a Claudia Giella (gattocastore@gmail.com) entro il 3 agosto.

Ciao Matteo e Claudia

P.S.
Ognuno porta i propri vasetti o bottiglie.
Chi ha pentoloni, spremipomodori e fornelli ce lo segnali. Grazie !

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